Come si esprime la creatività


RICERCA

La prima fase consiste nel raccogliere più informazioni possibili sul problema che dobbiamo risolvere. Esempio, pensate se un cliente venisse da noi e ci dicesse “Ho bisogno di un logo…” senza specificare altro, da cosa iniziereste? Sarebbe diverso se ci dicesse “Ho bisogno di un logo per un ristorante che propone piatti della cucina bavarese”. Automaticamente la mente inizia a definire un obiettivo ed il campo si restringe, più riusciamo ad affinare le informazioni a nostra disposizione più sarà facile organizzarle e lavoraci sopra.

Ovviamente ciò richiede un atteggiamento metodico e sistematico da parte nostra, siamo noi a dover trovare le domande più profonde e acute da fare al cliente e questo, anche se può sembrare un lavoro razionale e analitico, è già di per se un lavoro di intuizione e creatività. Le persone creative si chiedono sempre il perché di una cosa, raramente accettano il mondo così com’è. Un po’ come con un problema di matematica, dobbiamo arrivare a descrivere il problema in modo tale che esso comprenda tutto il necessario per farci arrivare alla soluzione. Più raccogliamo informazioni più abbiamo delle basi da cui partire.


INCUBAZIONE

Una volta raccolte tutte le informazioni sufficienti per risolvere il problema, si iniziano ad elaborare i materiali disponibili e a pensare a possibili soluzioni. Questo è spesso un processo lento che si sviluppa per prove ed errori e richiede tempo e pazienza. L’importante è non farsi ostacolare dalla pressione di risolvere il problema perché questo stato mentale può influenzare negativamente la nostra creatività.


SOLUZIONE

Un improvviso colpo di genio, una lampadina che si accende: è il momento in cui finalmente tutti i pezzi del puzzle combaciano e troviamo la soluzione al problema. Spesso si tratta di un’associazione tra due elementi che non avevano nulla a che fare a prima vista, oppure diversa da tutto ciò si era ipotizzato in precedenza.

È curioso questa fase si verifichi in un momento del tutto inaspettato, mentre non siamo concentrati o interessati al problema, come se il cervello continuasse inconsciamente a lavorarci. A volte la creatività è frutto dell’imprevisto, sono gli eventi esterni a determinare e ad imporre le condizioni perché si arrivi a quella determinata soluzione.

Le sensazioni che ne scaturiscono però sono le stesse… una forte reazione emozionale di soddisfazione e euforia che ci fa sentire come se nulla ci possa fermare, come se potessimo conquistare il mondo intero a colpi di mouse.


VERIFICA

Ok, è il momento di tornare con i piedi per terra e, per quanto geniale, di verificare se la nostra soluzione sia in grado di funzionare e soddisfi tutte le richieste iniziali.

In questa fase è spesso utile prendere le distanze dal progetto per ritornarci in un secondo momento con un occhio più critico. In alcuni casi potrebbe succedere che la soluzione, purtroppo, non è quella giusta e bisogna fare un passo indietro per tornare alla fase di incubazione, oppure si capisce che si sta affrontando il problema nel modo sbagliato. Un po’ come quando a scuola capitava di andare fuori tema, e bisogna ricominciare dall’inizio.

L’importante è non arrendersi o sentirsi scoraggiati perché è stato comunque un lavoro utile che ci ha permesso di allenare la nostra mente e di imparare qualcosa di nuovo.

Inoltre non sempre quello che abbiamo creato è da buttare via. In un articolo che ho letto recentemente su Computer Arts, un gruppo di neolaureati dello Shillington College di Londra, venivano selezionati per lavorare alla creazione dell’identity di un museo completamente nuovo. Durante le varie fasi di progettazione sviluppavano più di una prova, ma nulla veniva buttato via. Ad esempio per la scelta del nome erano state selezionate tre possibili alternative, ma una volta scelta quella ufficiale, le altre due sono state utilizzate sempre all’interno del progetto, per delle sezioni del museo.